Raccolta randomica di foto da webcam negli eventi formativi in streaming

Il Garante si è pronunciato in occasione di una richiesta di verifica preliminare relativa ad un sistema di riconoscimento via webcam dei partecipanti a eventi formativi gestiti in diretta streaming, validi ai fini del riconoscimento dei crediti per l’aggiornamento professionale nell’ambito della formazione continua degli avvocati.

Il sistema offrirebbe maggiori possibilità di accertamento in ordine all’effettiva partecipazione di un determinato professionista all’evento formativo.

In sede di verifica preliminare l’Autorità di controllo ha confermato l’ammissibilità del sistema di rilevamento in questione, definendo le misure da rispettare per garantire la conformità alla disciplina in materia di protezione dei dati personali.

Il provvedimento integrale del Garante, reso il 26 luglio 2017, è disponibile online al seguente url: http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/6826368

 

Come risulta dalla valutazione preliminare, la fattispecie aveva ad oggetto un

 “trattamento di dati personali connessi all’installazione di una applicazione informatica che, nell’ambito dell’erogazione in diretta streaming di corsi di formazione professionale per avvocati, consentirebbe di verificare l’effettiva corrispondenza tra l’identità del professionista iscritto al corso e quella della persona connessa in diretta streaming (ovvero presente alla postazione informatica) tramite la periodica acquisizione dell’immagine fotografica del volto via webcam.

In particolare, il predetto sistema “di controllo” descritto dalla società, necessario per l’attribuzione dei crediti formativi ai professionisti che abbiano effettivamente fruito degli eventi di formazione a distanza e, quindi, finalizzato ad evitare che alcuni partecipanti pongano in essere comportamenti sleali (quale, ad esempio, la sostituzione di persona), sarebbe idoneo a verificare l’identità del partecipante assicurando un grado di attendibilità più elevato rispetto alla procedura di verifica attualmente stabilita nel “Regolamento per la formazione professionale continua” adottato il 16 luglio 2014 dal Consiglio nazionale forense e, più specificamente, nella “nota tecnica relativa all’accreditamento delle attività di formazione a distanza” (che, al par. 2.2 prevede che siano poste al partecipante due domande “a sorpresa” durante ogni ora di lezione).

Secondo quanto rappresentato dalla società, la predetta verifica sarebbe infatti effettuata acquisendo, durante lo svolgimento del corso (“due volte ogni ora di lezione”), a intervalli casuali (tramite un avviso che comparirebbe sullo schermo: “clicca qui per trasmettere l’immagine del tuo volto”), la fotografia dei partecipanti in diretta streaming web mediante la webcam del pc di ciascun professionista;  al termine dell’evento, le immagini acquisite verrebbero inserite all’interno di schede personali (con l’indicazione ora/minuti/secondi) insieme al c.d. “diagramma di connessione”. Seguirebbe quindi l’operazione di verifica dell’identità dei professionisti, tramite il confronto tra le fotografie degli stessi – quali risultanti nelle copie dei documenti di identità raccolte in fase di iscrizione – e le foto dei medesimi acquisite durante la fruizione del corso.

La piattaforma informatica in esame consentirebbe ai partecipanti al corso di provvedere direttamente al caricamento delle fotografie scattate via webcam (in un arco temporale che non può superare i 120”), avvalendosi di una funzione di upload su canale web cifrato (https) e inserite dal software  temporaneamente nelle schede dei partecipanti medesimi. Al termine del corso le predette schede, corredate delle foto probatorie, verrebbero trasferite dal server su una memoria esterna cifrata e custodita in un armadio chiuso a chiave. A tale documentazione accederebbe, in seguito, solo il personale a ciò specificatamente incaricato (in qualità di responsabile o di incaricato del trattamento ai sensi degli artt. 29 e 30 del Codice)”.

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