Nasce la Global Privacy Assembly (GPA), la Conferenza Mondiale dei Garanti Privacy. Adottate 6 Risoluzioni in materia di protezione dei dati personali.

Dal 15 novembre 2019 la Conferenza Internazionale delle Autorità per la Protezione dei Dati (ICDPPC) si è trasformata nella Global Privacy Assembly (GPA), un nuovo organismo permanente, più strutturato ed operativo, a cui aderiscono attualmente 124 autorità con competenza in materia di protezione dei dati personali di oltre 80 diversi Paesi del mondo.

Si tratta di una delle strategie maturate nel corso della quarantunesima conferenza internazionale delle Autorità per la protezione dei dati (ICDPPC), che si è svolta a Tirana (Albania) dal 21 al 24 ottobre 2019 sul tema “Convergence and connectivity raising global data protection standards in the digital age”.

Come precisato anche dal nostro Garante per la protezione dei dati personali, che ha partecipato ai lavori, nella predetta conferenza

a) sono state tracciate le ulteriori linee strategiche concordate a livello mondiale: “il riconoscimento della privacy come diritto fondamentale per il buon funzionamento delle democrazie, lotta sui social media ai messaggi inneggianti al terrorismo, più intensa cooperazione tra le Autorità che tutelano i dati personali e quelle che operano a tutela dei consumatori e della concorrenza, riduzione dell’errore umano nelle violazioni dei dati”;

b) sono state adottate, nell’ambito di un programma di lavoro comune (per tutte le oltre 120 autorità intervenute) che possa rafforzare la protezione dei dati su scala globale;

c) sono state adottate sei Risoluzioni su temi nevralgici, ricapitolate nella newsletter del Garante italiano del 28 novembre 2019:

La Risoluzione sulla privacy come diritto umano fondamentale e prerequisito per l’esercizio di altri diritti fondamentali”, che ha visto come co-sponsor il Garante italiano, riconosce il ruolo fondamentale di questo diritto per il corretto funzionamento delle democrazie sottoposte, tra l’altro, ai rischi generati dalla profilazione e dall’uso di messaggi manipolatori in campo politico. A tale proposito, è stato chiesto un fattivo intervento anche a governi, legislatori e mondo imprenditoriale.

Nella “Risoluzione sul ruolo dell’errore umano nei data breaches” viene messa in evidenza la necessità di un’adeguata formazione del personale, di ulteriori misure per la riduzione del rischio e della costituzione di un archivio globale dove tener traccia delle violazioni. 

La “Risoluzione sulla promozione di strumenti pratici di breve e lunga durata e una continuativa strategia giuridica per un’efficace cooperazione nell’enforcement transnazionale” propone, tra i vari punti, la mappatura di eventuali impedimenti giuridici riscontrati nelle procedure di cooperazione, così da favorire l’individuazione di apposite soluzioni.

La “Risoluzione per supportare e facilitare la cooperazione tra Autorità di protezione dati e le competenti autorità per la tutela dei consumatori e della concorrenza, al fine di raggiungere standard di protezione dati chiari e globalmente elevati nell’economia digitale” amplia lo spettro di azione dei Garanti privacy, chiedendo un coordinamento maggiore con altri importanti regolatori del mercato digitale.

La “Risoluzione sui social media e i contenuti online di natura violenta ed estremista” propone misure urgenti contro i messaggi d’odio, senza limitare il diritto di espressione.

Nel corso dei lavori è stata adottata anche una risoluzione che delinea il piano d’azione della Conferenza fino al 2021. A tal proposito, è stato deciso di garantire un’organizzazione più strutturata alla rete globale di Autorità privacy (ICDPPC), trasformandola, già a partire dal 15 novembre 2019, in un nuovo organismo permanente, più visibile e operativo, la Global Privacy Assembly (GPA).


Pubblicate le nuove Linee Guida sull’ambito di applicazione territoriale del GDPR

L’EDPB (European Data Protection Board – Comitato Europeo per la Protezione dei Dati), il 12 novembre 2019, ha adottato la versione aggiornata delle linee-guida sull’ambito territoriale, all’esito di una pubblica consultazione.

Come chiarito dal Garante in un suo recente comunicato stampa

“Le linee-guida forniscono chiarimenti sull’applicazione del Regolamento Ue 2016/679 in varie situazioni, ad esempio nel caso in cui il titolare o il responsabile del trattamento sia stabilito al di fuori del SEE, anche per quanto riguarda la designazione e il ruolo di un rappresentante ai sensi dell’articolo 27 del Regolamento stesso”.

“Il documento fornisce inoltre una serie di esempi volti a chiarire l’ambito di applicazione della disciplina di protezione dei dati tanto nel caso in cui venga in rilievo l’art. 3.1 (criterio dello stabilimento sul territorio) che l’art. 3.2 (criterio del targeting), oppure l’applicazione dell’art. 3.3 (criterio del luogo soggetto al diritto di uno Stato membro in virtù del diritto internazionale pubblico)”.

Appalti pubblici e bandi di gara: il ruolo privacy delle compagnie di assicuzione

Il Garante per la protezione dei dati personali, con provv. del 28.10.2019 (doc. web n. 9169688), ha chiarito il “ruolo privacy” delle compagnie di assicurazione nei bandi di gara indetti dalla p.a. per l’affidamento dei servizi assicurativi (polizze infortuni, responsabilità civile di terzi, etc.). Continue reading “Appalti pubblici e bandi di gara: il ruolo privacy delle compagnie di assicuzione”

CEDU, Grande Camera, sent. 17 ottobre 2019 (caso López Ribalda et al. v. Spagna). Ammissibilità e limiti all’uso di telecamere nascoste sul luogo di lavoro

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), Grande Camera, con sentenza del 17 ottobre 2019 nel caso  López Ribalda ed altri v. Spagna,  ha affermato la liceità, entro determinati limiti, dell’uso di telecamere nascoste nei luoghi di lavoro.

Il Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, in un suo comunicato, a commento della sentenza, ha chiarito che tale pronuncia non deve legittimare la sorveglianza occulta nella prassi ordinaria, dato che i controlli devono pur sempre rispondere a principi di proporzionalità e non eccedenza rispetto alle finalità legittime del trattamento..

Ha inoltre chiarito che:

La sentenza della Grande Camera della Corte di Strasburgo se da una parte giustifica, nel caso di specie, le telecamere nascoste, dall’altra conferma però il principio di proporzionalità come requisito essenziale di legittimazione dei controlli in ambito lavorativo.

L’installazione di telecamere nascoste sul luogo di lavoro è stata infatti ritenuta ammissibile dalla Corte solo perché, nel caso che le era stato sottoposto, ricorrevano determinati presupposti: vi erano fondati e ragionevoli sospetti di furti commessi dai lavoratori ai danni del patrimonio aziendale, l’area oggetto di ripresa (peraltro aperta al pubblico) era alquanto circoscritta, le videocamere erano state in funzione per un periodo temporale limitato, non era possibile ricorrere a mezzi alternativi e le immagini captate erano state utilizzate soltanto a fini di prova dei furti commessi.

La videosorveglianza occulta è, dunque, ammessa solo in quanto extrema ratio, a fronte di “gravi illeciti” e con modalità spazio-temporali tali da limitare al massimo l’incidenza del controllo sul lavoratore. Non può dunque diventare una prassi ordinaria.

Il requisito essenziale perché i controlli sul lavoro, anche quelli difensivi, siano legittimi resta dunque, per la Corte, la loro rigorosa proporzionalità e non eccedenza: capisaldi della disciplina di protezione dati la cui “funzione sociale” si conferma, anche sotto questo profilo, sempre più centrale perché capace di coniugare dignità e iniziativa economica, libertà e tecnica, garanzie e doveri”.

 

Motori di ricerca e deindicizzazione (diritto all’oblio). CGUE, sent. 24 settembre 2019, causa C-507/17

Corte di Giustizia dell’UE (CGUE), Grande Sezione

Sent. 24.9.19, causa C-507/17

 Dispositivo | Testo Integrale, CGUE

Dispositivo

L’articolo 12, lettera b), e l’articolo 14, primo comma, lettera a), della direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, e l’articolo 17, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46 (regolamento generale sulla protezione dei dati), devono essere interpretati nel senso che il gestore di un motore di ricerca, quando accoglie una domanda di deindicizzazione in applicazione delle suddette disposizioni, è tenuto ad effettuare tale deindicizzazione non in tutte le versioni del suo motore di ricerca, ma nelle versioni di tale motore corrispondenti a tutti gli Stati membri, e ciò, se necessario, in combinazione con misure che, tenendo nel contempo conto delle prescrizioni di legge, permettono effettivamente di impedire agli utenti di Internet, che effettuano una ricerca sulla base del nome dell’interessato a partire da uno degli Stati membri, di avere accesso, attraverso l’elenco dei risultati visualizzato in seguito a tale ricerca, ai link oggetto di tale domanda, o quantomeno di scoraggiare seriamente tali utenti.


Testo integrale Continue reading “Motori di ricerca e deindicizzazione (diritto all’oblio). CGUE, sent. 24 settembre 2019, causa C-507/17”

Motori di ricerca e deindicizzazione (diritto all’oblio). CGUE, sent. 24 settembre 2019, causa C-136/17

Corte di Giustizia dell’UE (CGUE ) – Grande Sezione

Sent. 24.9.19, causa C-136/17  

 Dispositivo | Testo Integrale, CGUE

Dispositivo

1)      Le disposizioni dell’articolo 8, paragrafi 1 e 5, della direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, devono essere interpretate nel senso che i divieti o le restrizioni riguardanti il trattamento di categorie particolari di dati personali, di cui alle suddette disposizioni, si applicano, fatte salve le eccezioni previste dalla stessa direttiva, anche al gestore di un motore di ricerca nell’ambito delle sue responsabilità, competenze e possibilità, quale responsabile del trattamento effettuato durante l’attività di tale motore di ricerca, in occasione di una verifica compiuta da tale gestore, sotto il controllo delle autorità nazionali competenti, a seguito di una richiesta presentata dalla persona interessata.

2)      Le disposizioni dell’articolo 8, paragrafi 1 e 5, della direttiva 95/46 devono essere interpretate nel senso che, in base ad esse, il gestore di un motore di ricerca, in linea di principio, è tenuto ad accogliere, fatte salve le eccezioni previste da tale direttiva, le richieste di deindicizzazione riguardanti link che rinviano a pagine web nelle quali compaiono dati personali rientranti nelle categorie particolari contemplate da tali disposizioni.

L’articolo 8, paragrafo 2, lettera e), della direttiva 95/46 deve essere interpretato nel senso che, in conformità di tale articolo, un gestore del genere può rifiutarsi di accogliere una richiesta di deindicizzazione ove constati che i link controversi dirigono verso contenuti che comprendono dati personali rientranti nelle categorie particolari di cui all’articolo 8, paragrafo 1, ma il cui trattamento è incluso nell’eccezione di cui all’articolo 8, paragrafo 2, lettera e), sempre che tale trattamento risponda a tutte le altre condizioni di liceità poste dalla suddetta direttiva e salvo che la persona interessata abbia, in forza dell’articolo 14, primo comma, lettera a), della medesima direttiva, il diritto di opporsi a detto trattamento per motivi preminenti e legittimi, derivanti dalla sua situazione particolare.

Le disposizioni della direttiva 95/46 devono essere interpretate nel senso che il gestore di un motore di ricerca, quando riceve una richiesta di deindicizzazione riguardante un link verso una pagina web nella quale sono pubblicati dati personali rientranti nelle categorie particolari di cui all’articolo 8, paragrafi 1 o 5, di tale direttiva, deve – sulla base di tutti gli elementi pertinenti della fattispecie e tenuto conto della gravità dell’ingerenza nei diritti fondamentali della persona interessata al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati personali, sanciti dagli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – verificare, alla luce dei motivi di interesse pubblico rilevante di cui all’articolo 8, paragrafo 4, della suddetta direttiva e nel rispetto delle condizioni previste in quest’ultima disposizione, se l’inserimento di detto link nell’elenco dei risultati, visualizzato in esito ad una ricerca effettuata a partire dal nome della persona in questione, si riveli strettamente necessario per proteggere la libertà di informazione degli utenti di Internet potenzialmente interessati ad avere accesso a tale pagina web mediante una ricerca siffatta, libertà che è sancita all’articolo 11 della Carta.

3)      Le disposizioni della direttiva 95/46 devono essere interpretate nel senso che,

–        da un lato, le informazioni relative a un procedimento giudiziario di cui è stata oggetto una persona fisica e, se del caso, quelle relative alla condanna che ne è conseguita costituiscono dati relativi alle «infrazioni» e alle «condanne penali» ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 5, della suddetta direttiva, e

–        d’altro lato, il gestore di un motore di ricerca è tenuto ad accogliere una richiesta di deindicizzazione vertente su link verso pagine web, nelle quali compaiono le suddette informazioni, quando queste ultime si riferiscono ad una fase precedente del procedimento giudiziario considerato e non corrispondono più, tenuto conto dello svolgimento di quest’ultimo, alla situazione attuale, nei limiti in cui si constati, nell’ambito della verifica dei motivi di interesse pubblico rilevante di cui all’articolo 8, paragrafo 4, della stessa direttiva, che, tenuto conto di tutte le circostanze pertinenti della fattispecie, i diritti fondamentali della persona interessata, garantiti dagli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, prevalgono su quelli degli utenti di Internet potenzialmente interessati, protetti dall’articolo 11 di tale Carta.

 


Testo Integrale Continue reading “Motori di ricerca e deindicizzazione (diritto all’oblio). CGUE, sent. 24 settembre 2019, causa C-136/17”

Pubblicato il nuovo sito del Corso di Alta Formazione in Data Protection e Privacy Officer dell’Università di Bologna

E’ stato pubblicato oggi, sul portale dell’Università di Bologna, il nuovo sito del Corso di Alta Formazione in Data Protection e Privacy Officer (a.a. 2019/20), all’indirizzo https://site.unibo.it/dpo

Il presente sito continua ad essere aggiornato come blog del Corso di Alta Formazione, per la pubblicazione di materiali utili, novità, aggiornamenti in materia di Privacy e Data Protection.

Nuovo Codice deontologico sui SIC (Sistemi di Informazioni Creditizie)

E’ stato emanato il nuovo “Codice di condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti” (SIC, Sistemi di Informazioni Creditizie), proposto dalle associazioni di categoria e approvato dal Garante per la protezione dei dati personali, all’esito del lavoro di revisione del vecchio Codice deontologico, per adeguarlo alle modifiche introdotte sia dalla normativa europea (GDPR) e nazionale in materia di protezione dei dati personali, sia dagli ulteriori sviluppi tecnologici di settore (Fintech).

Continue reading “Nuovo Codice deontologico sui SIC (Sistemi di Informazioni Creditizie)”

Garante Privacy. Modello di notifica delle violazioni dei dati (Data Breach)

Il 30 luglio 2019 il Garante ha emanato il Provvedimento n. 157 in tema di notifica delle violazioni dei dati personali (Data Breach), contenente in allegato il modello da utilizzare detta notifica [Modello in PDF] [Ulteriori informazioni].

Poiché il Garante aveva già provveduto ad introdurre la notifica del Data Breach in diversi settori con proprio provvedimenti, prima ancora che la stessa fosse introdotta in maniera generalizzata nel Regolamento europeo (GDPR), con il provvedimento in questione il Garante ha provveduto a rendere uniformi i termini, i contenuti e le modalità della notifica.

Nel dispositivo del Provvedimento si prevede quanto segue:

a) i soggetti tenuti alla notifica delle violazioni dei dati personali forniscono al Garante, nell’adempiere all’obbligo previsto dall’art. 33 del Regolamento e dall’art. 26 del d.lgs. n. 51/2018, le informazioni di cui all’allegato modello, che forma parte integrante del presente provvedimento, con le modalità di cui all’art. 65 del d.lgs. n. 82/2005, mediante i sistemi telematici indicati nel sito istituzionale del Garante;

b) i termini temporali, il contenuto e le modalità della comunicazione delle violazioni di dati personali indicati nel provvedimento sulle misure di sicurezza e modalità di scambio dei dati personali tra amministrazioni pubbliche del 2 luglio 2015 (punto 1), nelle linee guida in materia di Dossier sanitario del 4 giugno 2015 (punto 2), nel provvedimento generale prescrittivo in tema di biometria del 12 novembre 2014 (punto 2);  nel provvedimento in materia di attuazione della disciplina sulla comunicazione delle violazioni di dati personali del 4 aprile 2013, nonché nel provvedimento recante prescrizioni in materia di circolazione delle informazioni in ambito bancario e di tracciamento delle operazioni bancarie del 12 maggio 2011 (punto 5.2), si intendono eliminati e sostituiti dalla lett. a) del presente provvedimento, secondo i termini di cui in motivazione.