EDPB, Linee guida in tema di videosorveglianza e altri trattamenti con dispositivi video

L’EDPB (European Data Protection Board) ha adottato, il 29 gennaio 2020, la versione 2.0 delle Guidelines No. 3/2019 on processing of personal data through video devices, a seguito di pubblica consultazione. E’ disponibile anche una versione in italiano.

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ENISA e valutazione di impatto (PIA)

L’ENISA (European Union Agency for Cybersecurity) ha fornito un interessante contributo per agevolare gli adempimenti in materia di protezione dei dati personali, soprattutto per le PMI.

Ha offerto, quale esito di un lavoro a cui ha preso parte anche il ns. Garante per la protezione dei dati personali, uno strumento online per la valutazione della sicurezza dei dati personali, utile sia ex art. 32 GDPR che per la valutazione di impatto ex art. 35 GDPR (On-line tool for the security of personal data processing).

Nell’ambito di tale strumento sono stati resi disponibili le seguenti risorse:

  1. uno strumento per la valutazione di impatto, basato sull’analisi dei rischi [ Evaluating the level of risk for a personal data processing operation ]
  2. uno strumento di self assessment concernente le misure di sicurezza implementate [ (Self)assessing the implemented security measures ]
  3. Una breve sintesi della metodologia applicata [Overview of the Methodology]
  4. Alcuni studi significativi in materia [Relevant ENISA studies]

Elaborati scritti, CV dei candidati e verbali di correzione degli elaborati relativi a concorso pubblico: no all’accesso civico, sì all’accesso ex l. 241/90

Su richiesta del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dell’Università degli Studi di Firenze, formulata ai sensi dell’art. 5, comma 7, del d. lgs. n. 33/2013, il Garante per la protezione dei dati personali ha fornito il proprio parere (n. 200 del 7 novembre 2019) relativo a una richiesta di riesame sul provvedimento di diniego di un accesso civico avente ad oggetto la richiesta di «Copie degli elaborati delle prove scritte, dei relativi verbali di correzione e dei curriculum vitae sottoposti da tutti i candidati nell’ambito della procedura concorsuale per l’accesso al 33° ciclo del corso di dottorato di ricerca in Scienze della Formazione e Psicologia».

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Nasce la Global Privacy Assembly (GPA), la Conferenza Mondiale dei Garanti Privacy. Adottate 6 Risoluzioni in materia di protezione dei dati personali.

Dal 15 novembre 2019 la Conferenza Internazionale delle Autorità per la Protezione dei Dati (ICDPPC) si è trasformata nella Global Privacy Assembly (GPA), un nuovo organismo permanente, più strutturato ed operativo, a cui aderiscono attualmente 124 autorità con competenza in materia di protezione dei dati personali di oltre 80 diversi Paesi del mondo.

Si tratta di una delle strategie maturate nel corso della quarantunesima conferenza internazionale delle Autorità per la protezione dei dati (ICDPPC), che si è svolta a Tirana (Albania) dal 21 al 24 ottobre 2019 sul tema “Convergence and connectivity raising global data protection standards in the digital age”.

Come precisato anche dal nostro Garante per la protezione dei dati personali, che ha partecipato ai lavori, nella predetta conferenza

a) sono state tracciate le ulteriori linee strategiche concordate a livello mondiale: “il riconoscimento della privacy come diritto fondamentale per il buon funzionamento delle democrazie, lotta sui social media ai messaggi inneggianti al terrorismo, più intensa cooperazione tra le Autorità che tutelano i dati personali e quelle che operano a tutela dei consumatori e della concorrenza, riduzione dell’errore umano nelle violazioni dei dati”;

b) sono state adottate, nell’ambito di un programma di lavoro comune (per tutte le oltre 120 autorità intervenute) che possa rafforzare la protezione dei dati su scala globale;

c) sono state adottate sei Risoluzioni su temi nevralgici, ricapitolate nella newsletter del Garante italiano del 28 novembre 2019:

La Risoluzione sulla privacy come diritto umano fondamentale e prerequisito per l’esercizio di altri diritti fondamentali”, che ha visto come co-sponsor il Garante italiano, riconosce il ruolo fondamentale di questo diritto per il corretto funzionamento delle democrazie sottoposte, tra l’altro, ai rischi generati dalla profilazione e dall’uso di messaggi manipolatori in campo politico. A tale proposito, è stato chiesto un fattivo intervento anche a governi, legislatori e mondo imprenditoriale.

Nella “Risoluzione sul ruolo dell’errore umano nei data breaches” viene messa in evidenza la necessità di un’adeguata formazione del personale, di ulteriori misure per la riduzione del rischio e della costituzione di un archivio globale dove tener traccia delle violazioni. 

La “Risoluzione sulla promozione di strumenti pratici di breve e lunga durata e una continuativa strategia giuridica per un’efficace cooperazione nell’enforcement transnazionale” propone, tra i vari punti, la mappatura di eventuali impedimenti giuridici riscontrati nelle procedure di cooperazione, così da favorire l’individuazione di apposite soluzioni.

La “Risoluzione per supportare e facilitare la cooperazione tra Autorità di protezione dati e le competenti autorità per la tutela dei consumatori e della concorrenza, al fine di raggiungere standard di protezione dati chiari e globalmente elevati nell’economia digitale” amplia lo spettro di azione dei Garanti privacy, chiedendo un coordinamento maggiore con altri importanti regolatori del mercato digitale.

La “Risoluzione sui social media e i contenuti online di natura violenta ed estremista” propone misure urgenti contro i messaggi d’odio, senza limitare il diritto di espressione.

Nel corso dei lavori è stata adottata anche una risoluzione che delinea il piano d’azione della Conferenza fino al 2021. A tal proposito, è stato deciso di garantire un’organizzazione più strutturata alla rete globale di Autorità privacy (ICDPPC), trasformandola, già a partire dal 15 novembre 2019, in un nuovo organismo permanente, più visibile e operativo, la Global Privacy Assembly (GPA).


Pubblicate le nuove Linee Guida sull’ambito di applicazione territoriale del GDPR

L’EDPB (European Data Protection Board – Comitato Europeo per la Protezione dei Dati), il 12 novembre 2019, ha adottato la versione aggiornata delle linee-guida sull’ambito territoriale, all’esito di una pubblica consultazione.

Come chiarito dal Garante in un suo recente comunicato stampa

“Le linee-guida forniscono chiarimenti sull’applicazione del Regolamento Ue 2016/679 in varie situazioni, ad esempio nel caso in cui il titolare o il responsabile del trattamento sia stabilito al di fuori del SEE, anche per quanto riguarda la designazione e il ruolo di un rappresentante ai sensi dell’articolo 27 del Regolamento stesso”.

“Il documento fornisce inoltre una serie di esempi volti a chiarire l’ambito di applicazione della disciplina di protezione dei dati tanto nel caso in cui venga in rilievo l’art. 3.1 (criterio dello stabilimento sul territorio) che l’art. 3.2 (criterio del targeting), oppure l’applicazione dell’art. 3.3 (criterio del luogo soggetto al diritto di uno Stato membro in virtù del diritto internazionale pubblico)”.

Appalti pubblici e bandi di gara: il ruolo privacy delle compagnie di assicuzione

Il Garante per la protezione dei dati personali, con provv. del 28.10.2019 (doc. web n. 9169688), ha chiarito il “ruolo privacy” delle compagnie di assicurazione nei bandi di gara indetti dalla p.a. per l’affidamento dei servizi assicurativi (polizze infortuni, responsabilità civile di terzi, etc.). Continue reading “Appalti pubblici e bandi di gara: il ruolo privacy delle compagnie di assicuzione”

CEDU, Grande Camera, sent. 17 ottobre 2019 (caso López Ribalda et al. v. Spagna). Ammissibilità e limiti all’uso di telecamere nascoste sul luogo di lavoro

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), Grande Camera, con sentenza del 17 ottobre 2019 nel caso  López Ribalda ed altri v. Spagna,  ha affermato la liceità, entro determinati limiti, dell’uso di telecamere nascoste nei luoghi di lavoro.

Il Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, in un suo comunicato, a commento della sentenza, ha chiarito che tale pronuncia non deve legittimare la sorveglianza occulta nella prassi ordinaria, dato che i controlli devono pur sempre rispondere a principi di proporzionalità e non eccedenza rispetto alle finalità legittime del trattamento..

Ha inoltre chiarito che:

La sentenza della Grande Camera della Corte di Strasburgo se da una parte giustifica, nel caso di specie, le telecamere nascoste, dall’altra conferma però il principio di proporzionalità come requisito essenziale di legittimazione dei controlli in ambito lavorativo.

L’installazione di telecamere nascoste sul luogo di lavoro è stata infatti ritenuta ammissibile dalla Corte solo perché, nel caso che le era stato sottoposto, ricorrevano determinati presupposti: vi erano fondati e ragionevoli sospetti di furti commessi dai lavoratori ai danni del patrimonio aziendale, l’area oggetto di ripresa (peraltro aperta al pubblico) era alquanto circoscritta, le videocamere erano state in funzione per un periodo temporale limitato, non era possibile ricorrere a mezzi alternativi e le immagini captate erano state utilizzate soltanto a fini di prova dei furti commessi.

La videosorveglianza occulta è, dunque, ammessa solo in quanto extrema ratio, a fronte di “gravi illeciti” e con modalità spazio-temporali tali da limitare al massimo l’incidenza del controllo sul lavoratore. Non può dunque diventare una prassi ordinaria.

Il requisito essenziale perché i controlli sul lavoro, anche quelli difensivi, siano legittimi resta dunque, per la Corte, la loro rigorosa proporzionalità e non eccedenza: capisaldi della disciplina di protezione dati la cui “funzione sociale” si conferma, anche sotto questo profilo, sempre più centrale perché capace di coniugare dignità e iniziativa economica, libertà e tecnica, garanzie e doveri”.